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Il giorno del libro e delle rose

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camminare per le strade che costeggiano la celebre Plaza Catalunya è senza dubbio un’emozione. Lo è ancor di più il giorno di Sant Jordi. Patrono della città, San Giorgio è celebrato con la giornata del libro e della rosa. L’aria è densa di emozioni. Un’irrefrenabile voglia di spulciare le bancarelle stracolme di libri e di cercare il più adatto da regalare alla persona amata. E sì, perché Sant Jordi celebra anche l’amore. Non confondiamoci con San Valentino, la festa celebrata a Barcellona celebra l’amore sia verso la propria metà, ma anche verso l’amore che lega due amici o un padre a un figlio. Vedrete tutti gli angoli della città pieni di persone impegnati a scambiarsi libri e rose. Ruberete sguardi contenti e innamorati di gente che contenta sfoggia la propria rosa o il proprio libro, appena ricevuti.

Negli anni vissuti a Barcellona mi è capitato di ricevere in dono il giorno di Sant Jordi, un libro di racconti brevi da leggere sul bus.

Senza dubbio è una delle feste catalane che ricordo con maggior piacere. E voi, oggi che è la giornata mondiale del libro, cosa regalereste?

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cronaca personale

Sogno un cimitero di campagna

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Pablo Pacheco. Sajarov a Fariñas: un riconoscimento ai democratici cubani

Di solito le consegne dei premi creano polemiche, ma tutto ciò rientra nella norma. Soltanto i regimi dittatoriali si arrogano il diritto di decidere che tutti la debbano pensare nella stessa maniera e agire all’unanimità. Nonostante le voci discordanti, che sono soprattutto quelle dei difensori del regime, il giudizio comune è che gli ultimi premi prestigiosi consegnati nel mondo sono stati soprattutto in difesa della lotta per la democrazia.

Primo, l’accademia norvegese consegna al dissidente cinese Liu Xiaobo il Premio Nobel per la pace. Pochi giorni dopo, il giornalista e oppositore pacifico cubano Guillermo Fariñas è insignito del premio Sajarov. Tutti e due hanno un denominatore comune: sia Liu che Fariñas difendono i diritti umani, i due sono stati prigionieri politici a causa della loro difesa dei cambi civili che dovevano avvenire nei loro rispettivi Paesi. La cosa più sicura è che nessuno dei due potrà ricevere personalmente il premio che con tanta sofferenza, volontà e sforzo, ha vinto.

Le autorità cubane hanno violato sistematicamente il diritto dei cubani di uscire e ritornare da e verso il proprio Paese. È la terza volta che un cubano vince il premio Sajarov, cosa che mi rende veramente orgoglioso. Per primo Osvaldo Paya Sardiñas, leader del movimento cristiano di liberazione (2002). Il 2005 ricorda la consegna di questo premio alle Damas de Blanco, e oggi a Fariñas. Ma l’Avana non ha concesso ai rappresentanti dell’organizzazione femminista di preparare le valigie per assistere alla cerimonia nel Parlamento Europeo. Se Paya riuscì, nel 2002, a realizzare il viaggio, fu solo grazie a pressioni della comunità internazionale.

Il processo che ha portato, l’estate scorsa, alla liberazione di alcuni prigionieri politici cubani è stato prodotto da fattori differenti. L’orrenda morte del prigioniero politico e dissidente Orlando Zapata Tamayo fu quello che innescò la miccia; poi il valore delle Damas de Blanco così come il coraggio inamovibile dei dissidenti politici nella primavera del 2003. Ma la goccia che fece cedere il regime fu lo sciopero della fame di Fariñas che esigeva la liberazione dei più malati dalla prigionia del già citato gruppo dei 75. Tutti questi fattori furono inoltre assecondati da una forte pressione della Comunità internazionale.

Per questo motivo non posso non ringraziare Fariñas e congratularmi con lui per il Premio Sajarov, che lui stesso ha dedicato al popolo cubano. La sua dedica a tutti i democratici cubani fa ben comprendere la sua voglia di continuare nella lotta a favore della democrazia a Cuba.

Pablo Pacheco

(da Voces tras las rejas, 27 ottobre 2010)

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Yoani Sánchez. L’importanza di un premio – L’opinione della blogger sul Sacharov a Fariñas



 

 

 

 

 

 

 

 

Il Parlamento Europeo ha assegnato il Premio Sacharov a Guillermo Fariñas, un uomo capace di raccogliere il testimone della protesta dopo la morte di Orlando Zapata Tamayo. Il giornalista e psicologo di Santa Clara ha lottato per oltre cento giorni in difesa dei diritti dei prigionieri politici ed è stato salvato dalla morte grazie all’azione congiunta di società civile, Damas de Blanco, blogosfera cubana e Chiesa Cattolica. Guillermo Fariñas è un esempio di giornalismo indipendente, un dissidente che lotta secondo regole non violente, che fa sentire la sua voce per importanti questioni umanitarie. Si è reso protagonista di ben 23 scioperi della fame a sostegno della libertà e dei diritti umani, lottando per la connessione Internet alla portata di tutti e per la liberazione dei prigionieri politici. Fariñas era disposto a sacrificare la sua vita, dopo la morte di Zapata Tamayo, per ottenere la liberazione dei prigionieri politici. Il regime ha detto molte menzogne sul suo conto, definendolo a più riprese “un caso sociale”, “un pazzo”, “uno psicopatico”, ma per noi che sappiamo la verità resta un simbolo e un esempio.

Per la terza volta – dopo Oswaldo Payá e le Damas de Blanco – il Parlamento Europeo assegna il “Premio Sacharov” a un dissidente cubano. Noi che lottiamo al suo fianco riceviamo una grande iniezione di fiducia e un incoraggiamento per costruire una Cuba pluralista e democratica che metta in primo piano il rispetto dei diritti umani. Adesso bisogna fare pressione perché Fariñas riesca a ottenere il permesso di uscita per recarsi alla cerimonia di consegna del Premio Sacharov. Se ci riuscirà lui, dopo potremo farcela tutti!

Yoani Sánchez
Traduzione di Gordiano Lupi

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Pedro Argüelles Morán. Sciopero della fame

Il prigioniero politico Lamberto Hernández Plana ha annunciato lo sciopero della fame questo 23 Settembre.

Hernández Plana, di 41 anni, residente in Calle 24 numero 109 tra 15 e 17 a Vedado nel municipio di Plaza de la Revolución, fu uno di quelli che vennero rilasciati da Camagüey nell’anno 2007, quando ci fu l’ammutinamento del regime speciale di Kilo8 causato dalle morti di vari prigionieri per mano di alcune guardie carcerarie, e che portarono al trasferimento nella prigione di Agüica a Matanzas.

Il 23 Settembre viene ritrasferito a Camagüey dove appunto lavorano queste guardie assassine e a detta sua questo trasferimento è dovuto ad una vendetta e al voler tenerlo lontano dalla città dell’Avana, visto che già è da ben diciotto anni che si trova fuori dalla capitale.

Lamberto Hernández Plana mi informa che non mangerà fino a quando non ritornerà all’Avana. Soffre di ulcera, gastrite acuta, duodenite, ernia e poli-neuropatia. Non possiede medicine con sé trovandosi in transito tra Canaleta e Camagüey.

Pedro Argüelles Morán

Gruppo dei 75
Prigione Provinciale di Canaleta, Ciego de Ávila

(da Voces tras las rejas, 30 settembre 2010)

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Le impronte della memoria

Ricordare i giorni felici non è un problema; dimenticare i giorni di prigionia è quasi impossibile, perché le ferite dell’anima cicatrizzano a fuoco lento. Adesso che ho più tempo per meditare mi chiedo: Come faceva a vivere tanta miseria umana? Una miseria che non ha a che vedere solo con la gente incarcerata, perché riconosco di aver conosciuto molti uomini validi in prigione che furono trascinati sotto la prigionia dal sistema dittatoriale che impera a Cuba da mezzo secolo. Anche loro, senza rendersene conto, si convertirono poco a poco in vittime della dittatura. A seguito dei giudizi manipolati e sommari contro i condannati nella causa dei 75, la mente machiavellica dei servizi segreti cubani e dell’alta direzione del PCC determinò una diaspora umana nelle varie prigioni della geografia cubana, a centinaia di chilometri dalle nostre case. Fu una condanna in più per le nostre famiglie e un esperimento con il quale speravano in una nostra caduta. Si sbagliavano. Mia moglie e mio figlio, che portavano la croce più pesante, non mancarono ad una sola visita. Il mio bambino cominciò a frequentare le carceri quando appena aveva 4 anni e mia moglie è senza dubbio il più grande orgoglio della mia esistenza. Memorizzando il giorno in cui fui spostato – insieme ad altri fratelli nella causa – dal centro di operazioni della Sicurezza dello Stato di Ciego de Ávila verso la parte occidentale dell’isola, ricordo con perfezione l’operoso macchinario dispiegato dalla polizia e il valore che dimostrarono i miei compagni. Questo, più la convinzione di essere stati puniti ingiustamente con lunghissime condanne, provocò in me una forza che usai come alimento durante i miei 87 mesi di carcere. Pedro Arguelles viaggiò con noi. Sia io che lui fummo condannati a 20 anni di carcere dal tribunale di Ciego de Ávila. Sfortunatamente lui è ancora prigioniero perché l’odio e l’intolleranza impediscono al regime di capire che lui non vuole abbandonare Cuba, sebbene ciò possa significare portare una spada di Damocle sulla testa, così come ad altri compagni del gruppo precedentemente citato. Arrivai al penitenziario di “Aguica” il 19 Aprile 2003. Lì mi obbligarono a scendere insieme a Manuel Uvals Gonzáles e a Alexis Rodrigues Fernández. I funzionari interni compilarono un minuzioso registro dei nostri averi e in seguito fummo trasportati in differenti sezioni penali, tutte distanti le une dalle altre, così da impedirci una comunicazione e da castigarci. Anche in questo i padroni del potere si sbagliarono. Quella notte trovai un letto nella mia stanza. La cella che mi assegnarono fu la numero 4 del terzo piano. Intorno a me, tutte persone pericolose, condannate all’ergastolo per omicidio; ad altri, il regime penitenziario li aveva isolati per punirli in maniera più grave, ma tutti fecero amicizia con me e in un secondo momento con Blas Giraldo Reyes del gruppo dei 75. Se dovessi ammettere che quella notte dormii sarei un grande bugiardo, perché la mia mente viaggiò attraverso lo spazio e il tempo per arrivare al mio focolare domestico che si trovava a 400 km di distanza, insieme ai miei cari Ole e Jimito. Quest’ultimo era quello che meno capiva quello che realmente stesse succedendo. Nel momento in cui più mi stavo rendendo conto della mia situazione, suonò la campana che svegliava “Aguica”. Il peggio stava per arrivare, ma questa storia la racconterò in un’altra occasione. Pablo Pacheco Traduzione di Barbara La Torre

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da Pablo Pacheco: Una nuova strada

La vita, improvvisamente, fa un giro di 360 gradi. Fino a due mesi fa lottavo in un limbo. Più di una volta mi sono chiesto se sarei riuscito ad uscirne vivo da questo cimitero di uomini vivi. Stavo scontando una condanna di 20 anni di prigionia e già erano passati 7 anni e 4 mesi divisi in tre delle prigioni più severe della geografia cubana. Una mattina indimenticabile, ascoltai dagli altoparlanti dell’ufficio del direttore di Canaleta, la voce del cardinale Jaime Ortega. Le parole che pronunciò furono simili a quelle dette dall’arcivescovo dell’Avana ad altri prigionieri politici che oggi vivono in esilio, a migliaia di chilometri dalla patria che li ha visti nascere, un provvedimento rifiutato da altri prigionieri cubani che ancora rimangono in prigione.
Nessuno ha la più pallida idea della vita da straniero fino a quando non tocca viverla sulla propria pelle. Non è facile, ma il mio naturale ottimismo mi faceva prevedere che tutto sarebbe filato liscio. Il pellegrinaggio in questi due mesi verso centri di raccolta della Croce Rossa è stato costellato da successi e sconfitte. Abbiamo un nuovo cammino davanti a noi adesso che la mia famiglia ha un permesso ufficiale di residenza in Spagna, permesso di lavoro e il calore umano dei Malaghegni. Fra un paio di minuti uscirò a cercare un appartamento, iscrivere Jimmy a scuola e cercare un lavoretto. Quest’ultima cosa sarà la più difficile, visto che non è un segreto il fatto che in questo Paese ci sono più di 4 milioni di disoccupati, secondo notizie della stampa ufficiale. Ma anche qui il mio ottimismo si moltiplica: devo andare avanti, con la tristezza nel cuore per la mia CUBA assente in tempo e spazio, ma sempre viva nella memoria di un esiliato.

Pablo Pacheco

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cronaca personale

Sin sala Google

Come sempre Google ci meraviglia. Il motore di ricerca più famoso del mondo ha appena messo in funzione il nuovo HTML5. Per farci vedere quanto è figo questo nuovo codice, ha sviluppato un progetto davvero degno di nota.
Basta avere Google Chrome e il gioco è fatto…una storia si crea attorno a noi…
Già Youtube una settimana fa aveva lanciato un progetto di partecipazione attiva degli utenti con Youtube Experience Channel.

Bé aspettiamoci adesso delle nuove magie e nel frattempo divertiamoci con The Wilderness Downtownm (solo con Chrome!)

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LIBERATO PABLO PACHECO!

I primi prigionieri liberati e trasferitiLIBERATO PABLO PACHECO – autore di VOZ TRAS LAS REJAS!

L’Arcivescovo dell’Avana ha annunciato l’identità dei 5 prigionieri politici che saranno prossimamente liberati; e di altri sei che saranno trasferiti, nelle prossime ore, in carceri più vicini alle residenze dei loro familiari.

I liberati sono: Antonio Villareal Acosta, Lester González Pent, Luis Milán Fernández, José Luis García Paneque e Pablo Pacheco Ávila. Tutti membri del Gruppo dei 75 e se ne andranno in Spagna.

Sono tutti nomi di spicco della dissidenza, ma Pablo Pacheco Ávila è noto come gestore del blog Voz tras las rejas, che veniva dettato per telefono a Yoani Sanchez, la quale si incaricava di spedire i messaggi ai gestori del sito. Abbiamo spesso tradotto i suoi racconti sulla vita carceraria e sulla situazione della mancanza di diritti a Cuba per la rivista telematica www.tellusfolio.it, con la collaborazione di Barbara La Torre e Francesca Desogus.

Per quel che riguarda i prigionieri trasferiti ecco i nomi: Nelson Molinet, da Pinar del Río a Ciudad de La Habana; Claro Sánchez Altarriba, da Camagüey a Santiago de Cuba; José Daniel Ferrer García, da Las Tunas a Santiago de Cuba; Marcelo Manuel Cano Rodríguez, da Cienfuegos a Ciudad de La Habana; Ángel Juan Moya Acosta, da La Habana a Matanzas e Luis Enrique Ferrer García, da Santiago de Cuba a Las Tunas.

Ricordiamo che i prigionieri trasferiti e non liberati sono persone detenute soltanto per aver espresso le loro idee. Pare evidente che è stato fatto solo il primo passo e che il successivo deve essere la liberazione totale dei prigionieri politici e la depenalizzazione delle divergenze ideologiche.

Gordiano Lupi www.infol.it/lupi

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cronaca personale

Pay per click, come funzionano.

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